La MolaBlogSfera si appassiona alla questione milanese di questi giorni. E le posizioni così divergenti, danno un largo spettro di opinioni, che sento di condividere, seppur parzialmente (e ora chiamatemi cerchiobottista).
Nicolabel segnala la storicità dell’evento:
«con la giornata di ieri anche l’Italia è ufficialmente alle prese col problema della coesistenza di diverse etnie»
Devo però indicare a Nicola che la presenza del Console cinese a Milano, da quel che ho potuto capire, era lì per contenere più che aizzare. Rimane stupenda la sua foto con il tipico megafono grigio-giallo degli amici asiatici che tanto fracassa le pa22e di grandi e piccini.
Da sinistra Francesco Pietanza prova a provocare con il parallelismo tra le banlieau francesi e la comunità cinese di milano e aggiunge:
«Ma non posso non pensare che quando si organizzano “manifestazioni per la sicurezza” con tutta una sovrastruttura culturale di esclusione e di pregiudizio che ne consegue (non a caso sembra che le “pressioni” contro la Comunità cinese siano aumentate negli ultimi mesi), probabilmente certe “reazioni” diventano, se non prevedibili, quantomeno evitabili.»
Dall’altra parte Giuseppe Colonna si schiera con i “celelini bastaldi” (citando il suo titolo) che, a differenza della polizia cinese, non ha rinchiuso nessuno in sottospecie di galere buttando la chiave. E poi lancia un sospetto:
«Pensate che a monte non ci sia un disegno preordinato di qualcuno il quale deve necessariamente “riciclare” qualche soldo sporco?».
Non impazzisco quando vedo i sindaci in piazza, sogno un Paese (e un paese) colorato e sereno nel quale chi viene ha rispetto e viene rispettato. Mi incazzo se un cinese (magari italiano quanto tutti) infrange la legge, tanto se un italiano evade le tasse per alimentare il proprio lusso.
Evitiamo di comportarci come gli americani quando videro arrivare i nostri bisnonni, e noi pugliesi lo possiamo raccontare al mondo intero.