le chiacchiere stanno a zero
Ho letto oggi sull’edizione barese di Epolis anche le motivazioni che hanno portato i Consigli di Facoltà di Giurisprudenza e Medicina dell’Università di Bari ad intitolare l’Ateneo ad Aldo Moro. Per gli studenti sarebbe sbagliato personalizzare l’identità di quel grande nosocomio della cultura che è la nostra Università .
Una giustificazione debole e traballante. Dicono poi che il voto dei Consigli sarebbe stato contrario anche se fosse stato proposto Giovanni Paolo II, lo trovo difficile da credere, conoscendo l’influente anima ciellina che a Bari pasce da anni a questa parte.
La questione è tutta sul personaggio Moro, visto erroneamente più come il rappresentante di una corrente della Dc e non come statista irripetibile, nonchè insigne docente della stessa Uniba, proprio a Giurisprudenza.
La nostra Puglia negli anni ha saputo dare contibuti insostituibili al Paese, pochissimi hanno avuto un giusto riconoscimento in casa propria. Moro e la sua memoria forse meriterebbe ben altro dalla Puglia, più che l’intitolazione dell’Università degli stufi di Bari.
E intanto a me fa sempre più incazzare la persistenza del padiglione Nicola Pende in quel di Medicina. Ma i meccanismi della toponomastica non mi sono mai stati chiari.
Technorati: Aldo Moro Universit� di Bari Giurisprudenza Medicina Nicola Pende
« -Signor Johnson, se ha qualche consiglio da darmi...
- Certo ragazzo: non finire mai una frase con una preposizione e non la cominciare mai con i due punti.»
(Il giovane giornalista Jon Korkes e il veterano Jack Lemmon, da "Prima Pagina")
nicolabel
Aprile 19th, 2008 at 11:25 am
Personalmente, non sono mai stato un sostenitore entusiasta dell’intitolazione di un’università (o una stazione, o un aeroporto) ad una personalità , a meno che essa non abbia giocato un ruolo insostituibile per quella istituzione (e solo in quella). Perciò, se nel caso dell’Università di Urbino l’intitolazione a Carlo Bo (che vi fu rettore per 54 anni) ha un senso, in altri casi andrebbe fatta una valutazione accurata.
nel merito, non ho elementi per comprendere che impronta, oltre che quella delle origini, Moro abbia dato all’ateneo barese, dove fu studente e giovane professore - ma, immagino, solo prima che l’impegno politico lo portasse a tempo pieno a Roma.
Non mi sento perciò di stigmatizzare a priori la scelta dei consigli di facoltà di Giurisprudenza e Medicina, che - consultati dal rettore dopo la deliberazione del senato accademico - hanno espresso parere negativo.
Analizzando però alcune delle motivazioni - quella di Azione Universitaria, mi pare - che sottolineano come Moro sia stato “un uomo di parte”, sarebbe però opportuno riflettere se e per cosa l’Italia sia oggi in grado di costruire una memoria condivisa. E - aggiungo - chi o cosa abbia fatto sì che questa capacità andasse smarrita. E’ un macigno del quale sarebbe il caso di ricordarsi prima di assegnare patenti di statista a chicchessia.
Resta il fatto che la mancata intitolazione a Moro lascia in auge la denominazione delle origini, mai abrogata sebbene passata in desuetudine: Università degli Studi di Bari “Benito Mussolini”. Che fa il paio con il padiglione della Facoltà di Medicina intitolato ignominiosamente al teorico del razzismo Nicola Pende, cui peraltro è tuttora intitolata anche una scuola media a Noicattaro.