In questo Paese amiamo i minestroni e sembra di essere alla continua ricerca del pretesto per il conflitto. Mischiare in un unico calderone i fatti di Catania, l’omicidio dell’ispettore Raciti, con l’assurda disgrazia di Arezzo e gli scontri dentro e fuori gli stadi di domenica scorsa sembra essere un modo di rappresentare la realtà sempre più tipico del giornalismo italiano, assecondato dal peronismo atavico che fa parte del nostro inconscio identitario.
Smettiamola di mischiare il Calcio con il terrorismo dilagante di una sparuta minoranza di tifo organizzato. E’ ora che lo Stato dimostri il suo ruolo, è ora che la parte sana del Paese dimostri la sua presenza e prenda le distanze da quella marcia.
Lo stadio e i palazzetti devono tornare ad essere luoghi di divertimento, di tifo passionale e acceso, ma di tifo, di sport.
Da sportivo, da giornalista, da dirigente, da ufficiale di campo Fip ne vedo di cotte e di crude. Mamme impazzite aggredire con ogni tipo di bestemmia l’arbitro per aver sbattuto il figlio fuori dopo cinque stupidi falli; idioti entrare negli spogliatoi nel dopopartita e colpire con un pugno il portiere avversario per un medio alzato durante la gara; giocatori minacciare il guardalinee per far finta di non aver visto un fallo da rigore…
In questi momenti cerco ancora il senso di fare tutto quello che faccio.
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