Secondo l’Osservatore Romano l’inchiesta dell’Espresso (che sembra tornato a lavorare come quando i nostri padri avevano 20 anni) sulle confessioni «profana un sacramento».
Forse concorderà con me anche stavolta quell’adoratore del cilicio qual è Nicolabel, se dico che a Roma ultimamente non riescono proprio ad andare al di là del loro naso.
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io stavolta concordo sostanzialmente con il concetto espresso da chi si dice sconcertato dell’iniziativa dell’espresso.
Non sono giornalista e mi mancano le “basi” per sapere come e dove marcare quella benedetta linea che separa il “diritto di cronaca” dal diritto di privacy. E forse nemmeno e´ questione di cronaca o privacy.
Pero’ detto sinceramente, fra un servizio delle Iene che intervista alla luce del sole (pur con le dovute precauzioni per la non identificazione dell’intervistato) e l’intrufolarsi subdolo fingendo chissa’ quali crimini in un posto che comunque meriterebbe rispetto, beh, stavolta non mi schiero dalla parte del giornalista.
Faccio un esempio (vedi un po’ tu se lo ritieni calzante): se e’ lo stato che scopre i peggiori criminali con le intercettazioni ambientali, telefoniche con le cimici messe financo nel buco del culo, siamo tutti li’ a dire che le indagini si fanno con altri metodi, che la democrazia, la liberta’, ecc. ecc.. Poi, se si profanano (ebbene si, l’ho detta: profanano) luoghi sacri (non certo per me, che non credo, ma cio’ non mi impedisce di riconoscere la sacralita’ di un territorio ed uno spazio), allora e’ come al solito la Chiesa ad essere retrograda?
Mi spiace ma le inchieste si fanno con altri sistemi, chiari, alla luce del sole. E per “scoprire” le nefandezze della Chiesa, dal sangue di San Gennaro, agli armadi chiusi che custodiscono gelosamente cosa veniva fatto durante l’Inquisizione, allo IOR, ai Pio XII, ai preti che benedicevano gli ustascia carnefici degli slavi piuttosto che le loro vittime, passando per le pochezze umane della pedofilia di alcuni (alcuni) preti, beh … non serve (tra)vestirsi da vedova bigotta di paese e fare finta in un confessionale.
Esistono dei limiti. Rispettiamoli, alcune volte.
La liberta’ dei giornalisti di fare cronaca e’ bella. Non abbruttitela con la cattiveria d’animo.
Certo di non incontrare il tuo favore.
Saludos
Franko sia chiaro, neanche io sono giornalista e anche a me mancano le “basi” da te spiegate.
Capisco la tua posizione, la condivido in parte. La mia speranza è che dopo un’inchiesta del genere si apra un vero dibattito innanzitutto tra i cattolici. Anche se, non so perchè, sospetto che prima verranno messi in riga tutti i parroci e viceparroci d’Italia. In silenzio.
Beh, in effetti questa “trovata” dell’Espresso è piuttosto datata. Mi pare che proprio L’Espresso l’avesse già sperimentata molti, molti anni fa.
Andare a “sfruculiare” nel confessionale il prete di turno, al di là delle rimostranze del Vaticano, non mi sembra un’operazione particolarmente nè intelligente nè brillante.
Il giornalista poteva tranquillamente chiedere di incontrare il singolo sacerdote, magari scegliendone “tipi” diversi: il prete giovane, quello anziano, quello di borgata, quello dei quartieri alti, ecc. ecc.., e porre domande alla luce del sole. Ne sarebbe venuto sicuramente fuori un’indagine sociologica sul modo di intendere la religione, e i “peccati”, da parte del clero italiano.
La cosa sarebbe stata molto più credibile e meno subdola e non avrebbe offeso chi crede nel sacramento della confessione.
Giovanni, che significa “adoratore del silicio”??? Di sicuro posso affermare di non trovare particolari gratificazioni nel “cilicio” come gli aderenti all’Opus Dei, ma smentisco di far parte di qualche setta esoterica che attende l’arrivo di vite extraterrestri non basate sul carbonio!
Venendo al tema del post, anch’io trovo che l’uso della finta confessione per un’inchiesta giornalistica sia uno strumento improprio che potrebbe urtare la sensibilità di molti credenti prima ancora che quella dei curiali. Oltretutto, come ricorda Frisbee, una decina di anni fa fu usato lo stesso escamotage per mostrare l’accondiscendenza dei sacerdoti nei confronti della corruzione di politici (si era in periodo di Tangentopoli).
Ambedue le inchieste mi sembrano “a tesi”: quella sulle mazzette finalizzata a evidenziare l’ampia copertura offerta dalla Chiesa a comportamenti ritenuti socialmente immorali, questa ultima a misurare la non graniticità delle posizioni sui temi della vita e della sessualità.
E però curioso che nel primo caso si puntò il dito verso la “doppia morale”, nel secondo si è invece usata la distinzione tra dottrina e posizioni pastorali per mostrare l’isolamento del Vaticano nella Chiesa di base: senza “doppia morale” stavolta non ci sarebbe stato lo scoop.
Un’altra differenza: che io ricordi, la prima volta l’Osservatore Romano non commentò, stavolta ha gridato allo scandalo (peraltro senza entrare nel merito delle “rivelazioni”), a dimostrazione di una differente strategia. Non so se è vincente e soprattutto non capisco a scapito di chi.
Nico ovviamente scherzavo sul cilicio, ci mancherebbe.
Penso che nel caso di quest’utlima inchiesta la reazione sia segno di una certa tensione.
lo penso anch’io.
PS: avevo capito che scherzavi! Ma hai scritto silicio, non cilicio! (e per fortuna…)
no cacchio! proprio l’errore che volevo evitare. Correggo subito